Approfondimenti |
Approfondimenti
/
Economia
/

Non si fa il vino dal fiasco. Provocazioni sullo sviluppo in Basilicata

28 agosto 2017 | 12:44
Share0
Non si fa il vino dal fiasco. Provocazioni sullo sviluppo in Basilicata
Non si fa il vino dal fiasco. Provocazioni sullo sviluppo in Basilicata
Non si fa il vino dal fiasco. Provocazioni sullo sviluppo in Basilicata
Non si fa il vino dal fiasco. Provocazioni sullo sviluppo in Basilicata
Non si fa il vino dal fiasco. Provocazioni sullo sviluppo in Basilicata
Non si fa il vino dal fiasco. Provocazioni sullo sviluppo in Basilicata

Nessuna promessa è mantenuta, da decenni. Tutti i meccanismi di ridistribuzione della ricchezza sono in default. La povertà dilaga e con essa il disagio sociale, l’anomia, l’incertezza, la paura, la confusione. E sapete perché?

Fabbricare fiaschi frena lo sviluppo

A che cosa è servita l’Enichem a Pisticci? A quei tempi dissero: “serve al Paese e che è un altro passo verso l’industrializzazione per una Basilicata moderna”. Soprattutto serve a dare lavoro. Sono morti in 150, tutti avvelenati da quel mostro chimico. Hanno lavorato, sì, ma molti di loro sono finiti al creatore. Al cimitero sono finiti anche terre, fiumi, aria.

Il deserto intorno, scenari insoliti per un Regione che avrebbe dovuto guardare al futuro dalla prospettiva opposta alla tendenza industrialista e al pensiero economico di quegli anni. Ma eravamo poveri, gli intellettuali scarseggiavano e quelli che c’erano, in maggioranza si occupavano di poesia e storia locale. Bontà loro. I politici, figli di quella stagione, erano felici di raccomandare operai a morire, per ottenere i voti utili a rimanere in sella per decenni.

Sulla strada dell’industrializzazione senz’anima abbiamo perso molto del nostro futuro. Eppure l’abbiamo inseguita fino ai giorni nostri. Sider Potenza, Chimica a Tito, Fiat a Melfi, Eni, Total e Shell ovunque. Siamo stati capaci di svalutare molti degli asset di sviluppo, svendendoli ai mercanti d’affari. La storia economica di questi decenni ci insegna che nulla è cambiato rispetto al gap di “sviluppo” tra noi e le altre regioni europee più avanzate. Anzi, in molti settori il divario è cresciuto. L’aver voluto rincorrere, negli anni 60 e 70 modelli di “altri”, ci ha restituito desolazione, miseria, distruzione.

Quelle politiche hanno praticamente dimezzato i migliori asset che avevamo sui quali costruire un’identità socio-economica della Basilicata e conseguentemente sentieri appropriati di sviluppo. Oggi stiamo continuando a dissipare il nostro patrimonio specifico, caratteristico, a vantaggio di disegni predatori che fanno riferimento a interessi incompatibili con il nostro futuro.

Dissipiamo acqua, boschi, aria, coltivazioni tipiche, bellezze naturali, risorse culturali e antropologiche, specificità agro alimentari, per causa di politiche miopi e piegate a deleterie illusioni. Per causa di politiche mediocri, affaristiche, asservite a prospettive egoistiche di poteri senza scrupoli. Eppure l’acqua è un nostro patrimonio inestimabile, mala regaliamo a petrolieri.  Se continueremo a cucire addosso ai nostri territori vestiti ridicoli, magari alla moda, non avremo futuro. Se ci pensiamo bene, l’asino e il pastrano, sono più utili della giacca e della cravatta fashion

3 / 4