Non si fa il vino dal fiasco. Provocazioni sullo sviluppo in Basilicata






Nessuna promessa è mantenuta, da decenni. Tutti i meccanismi di ridistribuzione della ricchezza sono in default. La povertà dilaga e con essa il disagio sociale, l’anomia, l’incertezza, la paura, la confusione. E sapete perché?
L’asino e il pastrano
I sassi di Matera devono averci insegnato qualcosa. Ma non basta. Se qualcuno avesse avuto la “brillante idea” di abbattere quel quartiere degradato per fare spazio a nuovi e moderni insediamenti di edilizia abitativa e commerciale, quanto ci avrebbe guadagnato la Basilicata? Ecco i Sassi materani rappresentano quell’arretratezza di cui ha bisogno la Basilicata per diventare una Regione ricca e moderna.
Un territorio ha un futuro se non si vergogna di se stesso, se riesce a mantenere nel tempo gli archetipi sociali, antropologici, morfologici, culturali che lo hanno costituito nei secoli e nei millenni. In breve, se non perde la propria identità. Ci sono voluti 40 anni, troppi, per mettere a valore economico un sito di estrema bellezza quale il rione Sassi di Matera. Se avessimo investito meglio e di più in quelle capacità individuali e sociali che ci hanno condotto a “Matera 2019” (il vino) il percorso sarebbe stato più breve e la rendita di quel capitale territoriale più alta.
Ci sono voluti decenni per capire che la “iella” a Colobraro potesse diventare un fattore di sviluppo. Decenni per mettere a valore economico il paesaggio con “Il volo dell’Angelo”, “Il Ponte alla Luna”, e la storia e le tradizioni con la Grancia”. Riutilizzo moderno di vecchi asset nascosti o mai considerati tali per lungo tempo. Non basta.
A Matera oggi, nel percorso verso il 2019, ci sono molti fabbricatori di fiaschi e pochi vignaioli. Negli uffici della Regione e dei Comuni ci sono ancora troppi fabbricatori di fiaschi. E comunque si sappia che, grazie ai tanti fiaschi di questi decenni, dalla chimica al petrolio, dal clientelismo alla corruzione, dal nichilismo politico alla mediocrità della classe dirigente e degli intellettuali, fare il vino oggi è sempre più difficile.
Lo sanno bene quei pochi vignaioli che devono combattere contro le avversità della politica dei fiasconi.