Lavoro, capitalismo, democrazia e libertà: la crisi della svolta e lo spaesamento della sinistra

4 aprile 2025 | 12:34
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Lavoro, capitalismo, democrazia e libertà: la crisi della svolta e lo spaesamento della sinistra

Dalle seducenti previsioni di Bill Gate all’impatto dell’Intelligenza Artificiale sull’attuale modello economico e sociale

Karl Marx, lo aveva previsto: “Il progresso tecnologico farà crescere la quota di remunerazione del capitale e farà scendere quella del lavoro e dunque il reddito a disposizione dei consumatori. Attraverso questo processo inevitabilmente si arriva al punto in cui la domanda non è più in grado di assorbire l’offerta e dunque si arriva alla crisi finale del modello capitalistico per un eccesso di offerta ovvero a una crisi di sovrapproduzione.”

Tra i pochissimi capitalisti a prendere seriamente in considerazione questa previsione, è Bill Gates. Per evitare il collasso del sistema capitalistico, che poi vorrebbe dire la dipartita dell’egemonia neoliberista, occorre una radicale riorganizzazione del mondo del lavoro. E questo perché, come è ovvio a molti da tempo, l’intelligenza artificiale sostituirà gran parte delle attività svolte dagli umani. In breve, il fondatore di Microsoft prevede tra 10 anni, e propone, una significativa riduzione del tempo di lavoro a 2,5 giorni di media settimanale, ma a parità di salario. Ed è questa la novità. Una soluzione necessaria per evitare appunto il collasso del sistema capitalistico. I lavoratori continueranno a guadagnare la stessa cifra lavorando di meno. E le aziende dovranno adeguarsi, il che vuol dire rinunciare a una parte dei profitti. Appare tutto ovvio e anche logico se vogliamo.

Tutti coloro che da anni auspicano un’accelerazione dell’automazione nei processi produttivi per liberare le persone dal lavoro, in qualche modo stanno avendo ragione. La conferma che il futuro debba andare in questa direzione non arriva dalla sinistra, dal sindacalismo, dai riformisti, ma da un esponente di alto livello del capitalismo. E questa sarebbe la prova che, come al solito, il capitalismo sa anticipare i tempi e sa reinventarsi all’appuntamento con le crisi. Il mondo riformista e progressista, al contrario, rimane attaccato a vecchi schemi e fa fatica a immaginare orizzonti rivoluzionari.

“Dunque – scrive Michael Pontrelli su Tiscali Innovazione – per forza di cose, l’attuale modello economico e sociale, per sopravvivere, sarà costretto a sostenere la domanda, esattamente come fatto in passato, ma su una scala ancora maggiore. Le aziende per evitare il collasso del sistema, e dunque anche di se stesse, saranno costrette a rinunciare a parte dei benefici derivanti dall’aumento di produttività (causato dall’AI), consentendo una riduzione delle giornate di lavoro a parità di salario e finanziando, attraverso il sistema fiscale, i nuovi meccanismi di welfare che inevitabilmente dovranno essere introdotti.

Attenzione però, dietro questa prospettiva, si nascondono insidie legate alla proprietà dei mezzi di produzione digitale che già oggi sono nelle mani di oligopoli. La competizione sull’Intelligenza Artificiale riguarda pochi player a livello mondiale. Il controllo democratico sulle tecnologie e sul loro utilizzo è già limitato, oggi, agli scarsi poteri appannaggio dei governi. In futuro questi oligopoli prenderanno il sopravvento su tutto. Il cosiddetto capitalismo della sorveglianza avrà il potere di controllo sulla vita sociale, pubblica, privata, ed economica di miliardi di persone. Le gabbie digitali diventeranno sempre più sofisticate. E’ nel dna del capitalismo: lo sfruttamento mercantile della vita umana. Si profila un mondo in cui seppure si lavorerà di meno a parità di salario, il tempo liberato entrerà nei circuiti di un nuovo consumismo che consentirà profitti enormi alle oligarchie dell’IA.

Bill Gates rappresenta il capitalismo capace di vendersi anche il comunismo come merce, superando a sinistra preventivamente gli ostacoli. Il capitalismo si evolve, non muore, fino a quando è in grado di disinnescare qualsiasi bomba sociale. In questo quadro l’Intelligenza Artificiale avrà una funzione fondamentale per l’accumulo di ricchezza e di potere dei nuovi potenti della Terra: reificare il pensiero che così diventa calcolo e ridurre masse di donne e uomini all’omologazione. Il lato distopico della prospettiva ipotizzata da Bill Gates è questo.

Miliardi di persone impareranno ad usare le nuove tecnologie di IA, le compreranno, avranno la sensazione della libertà di accesso a vaste conoscenze e soluzioni, ma per causa della reificazione del pensiero non saranno più in grado di fare domande e di elaborare un pensiero critico. Miliardi di persone useranno quelle tecnologie senza conoscerne i meccanismi cognitivi. Il libero accesso sarà sempre più limitato al prodotto finale confezionato dai padroni dei mezzi di produzione. In un futuro non molto lontano, più di quanto già accade oggi, le persone saranno considerate “oggetto da sottoporre a calcoli algoritmici”.

Ecco, è su questo fronte distopico che la sinistra dovrebbe ritrovare una propria identità politica e ideale e agire sin da subito per contrastare il capitalismo e la rinnovata diffusione della cultura e dell’ideologia neoliberista. In caso contrario non sarà il capitalismo a morire, ma la sinistra mondiale o quel che ne rimane. Il totalitarismo digitale sarà totalitarismo del capitale. Più pesantemente di oggi saremo costretti a rinunciare alla nostra libertà e alla nostra dignità. Ricordiamo le parole di Georg Büchner, in Morte di Danton: “Siamo marionette, i cui fili sono tirati da forze sconosciute; quanto a noi, niente, non siamo niente!”

Ecco, oggi, però, quelle forze sono abbastanza conosciute: si chiamano Elon Musk, Mark Zuckerberg, Jeff Bezos, passando per Sam Altman e Sundar Pichai, e altri. Tanto per capirci: Apple, Amazon, Facebook e Google Huawei, Alibaba, TikTok, WeChat, X e altri. Microsoft, Tesla e Nvidia. Il potere finanziario è nelle mani di BlackRock, Vanguard e State Street e pochi altri. E se Karl Marx ha sbagliato la sua previsione, fino ad oggi, circa il collasso del capitalismo, Adam Smith è stato smentito da tempo circa le sue teorie. In aggiunta la crisi delle democrazie occidentali si acuisce senza che nessuno reagisca nella misura appropriata. In futuro il rischio che il duello epocale sia tra neocapitalismo digitale e democrazia, o l’uno o l’altra, è reale. Forse ci salverà una rinnovata cultura della sovranità del limite. Forse ci salverà l’invenzione politica di una qualche efficace forma di controllo democratico sulle tecnologie digitali, sull’economia e sulla finanza. Non si chiamerà comunismo, ma umanitarismo. La sinistra, o quel che ne resta, avrà questa responsabilità se vorrà esercitarla.