O ci svegliamo o il sogno europeo dei nostri padri diventerà l’incubo dei nostri figli

26 marzo 2025 | 12:43
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O ci svegliamo o il sogno europeo dei nostri padri diventerà l’incubo dei nostri figli

Affidare all’Europa la negoziazione dei dazi per tutti è puerile, oltre che suicida

Contrariamente a quello che spaccia la propaganda la UE non è una Federazione di Stati ma una Confederazione che regola i propri rapporti sulla base di trattati, con una anomalia però: un’unica moneta senza un unico Stato. I presupposti di una Confederazione sono quelli della parità di diritti e doveri tra i membri e che non si creino alleanze fisse tra gruppi di Stati, che subordinino in questo modo gli interessi comuni ai propri e che prevarichino gli stati non allineati o piccoli.

Da questi principi discende, oltre ai trattati della UE, il diritto di veto per ogni membro della Confederazione. La moneta senza Stato implica una unica politica monetaria per economie molto diverse e si è preteso, contro ogni logica, che imporre la stessa politica economica portasse alla convergenza virtuosa di benessere e PIL. Ovviamente le cose sono andate in modo diverso. Fatto 100 il PIL pro capite (BMI-Eurostat) della Germania nel 2000 quello dell’Italia era a 84, oggi è a 73. Quello della Francia era a 93, oggi a 82. Per contro quello della Polonia era a 19 e oggi a 37, in rapida crescita come tutte le economie dell’Est UE, e l’Olanda che era a 84 ora è a 120. Le politiche di rigore hanno aumentato le disparità senza produrre effetti positivi sui conti pubblici. La Francia è passata da un rapporto Debito / PIL del 60% del 2000 al 110 del 2023, l’Italia dal 109 al 135%.  Invece la Germania è passata da 60 a 63, la Polonia da 36 a 49 e l’Olanda da 52 a 45.

La gestione dell’Euro ha generato delle autarchie autoreferenziali, la BCE e il MES, che hanno imposto a parlamenti eletti politiche che ne hanno svuotato la funzione e misure che hanno avuto effetti deleteri non pagandone alcun prezzo. Questo ha determinato un deficit di democrazia nei processi decisionali della UE, con derive pericolose nei singoli stati. Derive che sembrano aumentare con la decisione di Ursula Von Der Leyen di ricorrere alla procedura di urgenza per il Rearm Europe e del cancelliere in pectore tedesco Merz di far approvare una modifica costituzionale dal parlamento uscente per evitare, che il neo parlamento appena eletto la bocciasse.  Modifica che consentirà un riarmo non dell’Europa, che difficilmente troverà risorse adeguate per farlo, ma della sola Germania.

A tutto ciò si è arrivati con la pretesa di consegnare la Confederazione Europea a uno stato guida, la Germania, e allargando l’Unione Europea ad Est consentendole una centralità politica che si è tradotta in un forte peso decisionale grazie anche alla massa critica nelle varie istituzioni, in specie Consiglio ed Eurogruppo, fornita da Olanda e paesi dell’Est, Polonia in primis, costituendo un blocco a cui è impossibile opporsi. Anche grazie ai paradisi fiscali, altra anomalia, che consente una concorrenza sleale tra stati ma imposta dal nocciolo duro Germania-Olanda- paesi dell’Est, con il dumping fiscale favorendo così l’imprenditoria proprietaria dei media rafforzando il blocco nordico con la propaganda e rendendo inespugnabile il fortino degli interessi nord europei.

A favorire questo assetto è stata soprattutto l’Italia la cui politica germanofila è stata determinata da Prodi, Gentiloni, Letta, Mattarella e poi Renzi e ora Calenda e sponsorizzata dai media di sistema, che ora chiedono anche l’abolizione del diritto di veto: unica nostra difesa. Come abbia utilizzato la propria forza la Germania per salvare le proprie banche e imporre le sue politiche lo si è visto con la Grecia e se ne rende conto anche la Francia che fa sempre maggior fatica ad affermare in governo duale dell’Europa.

Affidare all’Europa la negoziazione dei dazi per tutti è puerile, oltre che suicida. La Germania userà la propria forza per mettere al sicuro quello che le interessa, il settore auto per esempio, a scapito delle produzioni che interessano gli altri, l’agroalimentare italiano sempre per esempio e, non essendo la UE uno stato Federale, a squilibri negoziali non potranno seguire compensazioni per gli Stati penalizzati.

In questo contesto stiamo andando a un riarmo della Germania che mette i brividi, in specie in una Europa che non è stata capace di mezza iniziativa di pace. Dimentichiamo che la NATO è nata sia per fare da deterrente alla espansione dell’URRS sia per evitare l’ennesima guerra prodotta dalla Germania e dagli europei. E dimentichiamo anche che la NATO ha funzionato perché era chiara la governance in mano ad un unico Stato: gli USA. Una ipotetica NATO UE allargata alla Gran Bretagna a chi dovrebbe affidare la propria guida? Germania, Francia o la vecchia Inghilterra? Oppure ricomincerebbe la lotta per spartirsi l’Europa? Lotta mai finita anche se condotta con mezzi diversi: l’EURO. Oppure facciamo finta di dimenticare il patto di Aquisgrana tra Germania e Francia del 2019 dove si spartivano le aree di influenza?

Infine c’è una significativa perdita di valori dell’Europa invoca il diritto internazionale quando le fa comodo. La CPI è esempio di faro di civiltà quando chiede l’arresto di Putin, e non merita neanche un attimo del cipiglio austero di Mattarella a difesa quando è sottoposta ad attacco per la richiesta di arresto di Netanyahu. Allo strepitio sulle violazioni del diritto con l’aggressione russa in Ucraina corrisponde un imbarazzato balbettio sulla strage e sul genocidio dei palestinesi.

Nel film ‘Independence Day’ gruppi di entusiastici terresti salgono sulle terrazze dei grattacieli di New York per accogliere tra canti e balli gli alieni che, invece di ricambiare, li vaporizzano. Mi ricordano La piazza di Serra e gli euro entusiasti italiani, che sono un poco come Peter Pan che rifiuta di crescere rifugiandosi nell’Isola che non c’è, propagandando una Europa che non c’è. Oppure sono complici del degrado dei valori e della democrazia in Europa. O ci svegliamo o il sogno europeo dei nostri padri diventerà l’incubo dei nostri figli.