“Non siamo tutti fannulloni”: parla un dipendente della Regione Basilicata

24 marzo 2025 | 13:29
Share0
“Non siamo tutti fannulloni”: parla un dipendente della Regione Basilicata

Lo sfogo-denuncia: Quando non riesco a rispettare i tempi di una pratica provo vergogna ed impotenza e capisco la rabbia del cittadino che ho di fronte

Pubblichiamo la testimonianza di un dipendente della Regione Basilicata. Uno sfogo-denuncia affidato alle pagine del nostro giornale.

Buongiorno a voi, vi scrivo per portarvi a conoscenza della situazione relativa ai dipendenti regionali. Innanzitutto vorrei chiarire che non stiamo parlando di organi politici o di dirigenti che sono ben retribuiti e soggetti alle decisioni politiche ma di dipendenti che hanno una retribuzione simile a quella di un operaio metalmeccanico. Noi siamo gli intermediari tra i cittadini e la burocrazia, non siamo noi la burocrazia, quella dipende dalle leggi che non vengono aggiornate, serve a conservare privilegi ad una ristretta casta.

Credete ci faccia piacere dire ai cittadini che devono aspettare mesi per una cosa che potrebbero avere subito? Ma che ci possiamo fare se dobbiamo far rispettare Regi Decreti, Leggi vecchie di 30 anni, se altri Uffici pubblici non rispondono nemmeno a noi per un parere richiesto da queste Leggi e se provassimo a bypassarle rischieremmo il posto di lavoro?

Quando non riesco a rispettare ciò che la mia posizione mi imporrebbe provo profonda vergogna ed impotenza perché mi immedesimo nella persona che ho di fronte, capisco la sua rabbia e sono soddisfatto solo se riesco ad azzerare le pratiche sul mio tavolo. Il nostro lavoro è cambiato radicalmente negli ultimi tempi a causa del mancato turnover e dell’aumento delle competenze necessarie per stare al passo dei tempi.

In parole povere il lavoro che prima faceva un ufficio composto da 5, 6 persone, adesso grava su una, massimo due persone; io personalmente dal Covid in poi, per rimanere fedele allo spirito di servizio verso i cittadini (è mio dovere sia beninteso) mi sono caricato di una serie di competenze tale da rendermi difficile anche solo usufruire delle ferie. Tutto ciò senza straordinario, ce n’è poco e bisogna dividerlo anche con le segreterie politiche, senza riconoscimenti di carriera (è stato bandito un concorso l’anno scorso dopo 15 anni ed è fermo al palo) e, adesso, senza nemmeno ciò che ci spetta per contratto.

Sarebbe il caso di sfatare un po’ di leggende; è vero che ci sono i fannulloni, i maleducati ma quelli purtroppo ci sono dappertutto, non mi dite che in fabbrica non c’è chi si mette in malattia quando ci sarebbe da lavorare, che non c’è chi si ingrazia i capi per non fare nulla, non c’è chi danneggia il proprio datore di lavoro facendo male il suo.

Vengo finalmente al punto; è ormai atavico il ritardo delle amministrazioni che si sono succedute nel pagare quanto dovuto per contratto ai dipendenti. Sto parlando della produttività che fino al 2024 veniva erogata nel mese di gennaio/febbraio con “solo” un anno di ritardo salvo scoprire (e qui condanno l’inerzia dei sindacati) da un comunicato stampa di un consigliere di opposizione che forse gli anni di ritardo diventeranno due.

La motivazione data? La mancata nomina del mitologico OIV (organismo indipendente di valutazione). Ma chi ci crede? L’OIV uscente che era in carica fino al 31/12/2024 perché non ha predisposto durante il 2024 la sua relazione? Viene semplicisticamente da pensare che, visto che non verrà rinnovato il suo incarico, “chissenefrega dei dipendenti”. Qui sorge un quesito a cui io non so darmi risposta e cioè come può essere indipendente un valutatore nominato dal datore di lavoro?

Per essere chiari con chi non conosce i dettagli stiamo parlando di poco meno di duemila euro e non dello stipendio di un dirigente o di un Consigliere regionale, ma per un normale impiegato significano tanto, significa pagare il bollo auto, le spese impreviste, le spese mediche a cui dobbiamo come tutti far fronte visti i tempi di attesa quindi non rappresentano un privilegio.

Altra anomalia riguarda i buoni pasto che non vengono erogati da marzo 2024; anche qui stiamo parlando di 7 € per ogni giornata di lavoro lunga ed anche qui stiamo parlando di gente che magari non abita vicino agli uffici, di gente che ha un unico stipendio e deve anticipare i soldi anche solo per farsi un panino.

Proseguiamo con il concorso interno, previsto dal CCNL, bandito nel 2024 e di cui non si hanno notizie, anzi si sa che è stata nominata la commissione.

In questa situazione è possibile individuare differenti gradi di responsabilità:

  • La Direzione Gestione del Personale perché non procede all’indizione della gara per i buoni pasto? Perché non ha preteso dall’OIV uscente il rilascio della relazione necessaria alla liquidazione della produttività?
  • L’OIV che cosa fa oltre a percepire lauti compensi? Possono in coscienza dire di aver svolto diligentemente il loro lavoro? Ricordano che esistono per garantire la correttezza delle valutazioni e l’erogazione del diritto ai lavoratori?
  • Gli organi politici della Giunta regionale perché non procedono alla nomina del nuovo OIV pur avendo bandito l’avviso nel mese di ottobre 2024? Forse non trovano l’accordo sugli eventuali vincitori?
  • Le rappresentanze sindacali, che guarda caso si svegliano due mesi prima del rinnovo delle RSU, cosa fanno in concreto per difendere i loro rappresentati ovvero coloro che pagano i loro stipendi?
  • E noi dipendenti cosa facciamo per rivendicare i nostri diritti? Deve essere il singolo Don Chisciotte a lamentarsi? Siamo tutti così benestanti da poterci permettere di rinunciare a quanto ci spetta?

Provo anche a darmi una risposta, non sarà forse che siccome tutti coloro che ho citato prima sono assoggettati alle decisioni politiche e hanno “paura” di inimicarsi i potenti di turno?

Probabilmente sì perché se qualcuno dell’ufficio del personale osasse fare il suo lavoro uscirebbe dalle grazie del potente di turno, se l’OIV non si adeguasse addio nomine future, se i rappresentanti sindacali si ribellassero addio Posizioni Organizzative e se, ad esempio, venisse fuori il mio nome o dei famosi don Chisciotte sarebbero “verdure piccanti”. Se anche riteneste di non pubblicare questa mia, vogliate trarne spunto per una riflessione, un approfondimento. LETTERA FIRMATA