Il Governo si vendica contro le toghe?

Si vuole punire disciplinarmente i pm e i giudici che avranno disposto un’ingiusta detenzione: apriti cielo!
Il governo vuole punire disciplinarmente i pm e i giudici che avranno disposto un’ingiusta detenzione. La proposta sarà depositata martedì, il giorno del voto in commissione alla Camera. Funzionerà così scrive Il Fatto di oggi: “Un indagato viene arrestato, poi in caso di assoluzione fa domanda per chiedere la riparazione del danno in caso di ingiusta detenzione. Una decisione che viene presa in prima battuta dalla Corte di Appello. Se poi la sentenza diventa definitiva, la persona assolta ha diritto a un risarcimento economico del danno da parte dello Stato. Non è quindi, ovviamente, il magistrato a pagare di tasca propria. Ma per il governo serve che il magistrato o il giudice che hanno disposto la detenzione debbano pagare disciplinarmente e andare incontro a sanzioni sulla propria carriera all’interno della magistratura.”
Leggo sempre sul Fatto: “Secondo la relazione al Parlamento del ministero della Giustizia relativa all’anno 2023 (introdotta proprio grazie a una norma di Costa), dal 2018 al 2023 sono state risarcite dallo Stato 4.368 persone ingiustamente arrestate, per una somma complessiva di 193 milioni di euro. Negli ultimi trent’anni, invece, lo Stato ha sborsato quasi un miliardo per risarcire coloro che finiscono in carcere ingiustamente.”
Ora, a qualcuno, anzi a molti sembra una proposta finalizzata a indebolire la magistratura. Secondo Il Fatto Quotidiano si tratta di una vendetta contro le toghe: “così non arresteranno più nessuno”. A me, invece, che ho una cultura di sinistra, sembra una misura di civiltà. Che vuol dire “non arresteranno più nessuno?” I magistrati italiani per caso sono dei “conigli” che pur di evitare un errore che potrebbe danneggiare la loro carriera sono disposti ad indietreggiare nell’esercizio della funzione? Sarebbe gravissimo. L’errore è sempre dietro l’angolo, come dimostrano fatti e circostanze. La magistratura dovrà continuare a perseguire corrotti, mafiosi e criminali, anche al suo interno. Dovrà farlo però con più attenzione, maggiore professionalità e ridotta arroganza. Un modo, per evitare che tanti presunti delinquenti finiscano in carcere ingiustamente. E molti di quei presunti delinquenti sono spesso persone senza mezzi di difesa, disarmate di fronte a un potere che a volte agisce con superficialità, negligenza e disprezzo dei cittadini. Basta trascorrere qualche ora in un Tribunale per rendersene conto. Basta con l’ipocrisia.
Buttarla in politica ogni volta che qualcuno prova a introdurre misure di civiltà non fa bene alla magistratura né alla politica. Preferisco un’ingiusta sanzione disciplinare ad un giudice invece che l’ingiusta carcerazione di un cittadino innocente. E basta con questa aurea di divinità intoccabile attribuita ai magistrati. Se sbagli paghi, come tutti i comuni mortali. Basta anche con la storia dell’indipendenza garantita dalla Costituzione. La magistratura è sempre indipendente se al suo interno agiscono magistrati indipendenti che non condividono compiacenze con alcuni politici a destra e a sinistra e con alcuni “mammasantissima” del potere economico e finanziario. E non sarà certo una sanzione disciplinare, a mio avviso sacrosanta, a minare il dettato costituzionale. Non voglio credere che pm e giudici lavorino soltanto per la loro carriera.
Certo, ogni volta che si toccano questi argomenti entriamo in un campo delicatissimo per la nostra democrazia. Bisogna stare attenti quando si tratta di un potere indipendente garantito dalla Costituzione, tuttavia non possiamo restare continuamente in mezzo al guado. E’ vero, tutto appare sempre come una difesa della politica e dei politici quando si azzardano riforme, condivise e o meno, della magistratura. Tutto appare come il tentativo di tutelare i potenti dall’azione giudiziaria. Si tratta certo di uno scontro tra i potentati politici ed economici e i potentati della magistratura. Uno scontro che considera i cittadini meno di un fico secco. Tuttavia, è ai comuni cittadini che bisogna guardare, sono loro le vittime di chi, con leggerezza o con dolo, emette sentenze di condanna e ordina la detenzione. L’errore è quando si mettono in carcere gli innocenti: si distruggono vite. Preferisco, ripeto, un magistrato sanzionato ingiustamente per aver fatto il proprio dovere e non un cittadino detenuto ingiustamente. Preferisco un giudice che condanna al carcere chiunque sia colpevole di un reato, senza timore di sbagliare, che non si tiri indietro per una possibile sanzione disciplinare. E comunque credo che a fare carriera, giustamente, dovrebbero essere quelli che non sbagliano o sbagliano di meno. E sono tanti i magistrati che non hanno paura di alcuna sanzione.