La Basilicata fra lo sviluppo mancato e la transizione necessaria

“Qualcuno ha scritto che l’ecologia senza lotta di classe è giardinaggio. In Basilicata oltre all’assenza storica di un modello di sviluppo e di una dimensione sociale della giustizia, è venuta meno anche l’idea di ecologismo stesso”
Giudicare così chi amministra le risorse su mandato popolare è davvero complicato e non si può certo scambiare la mitezza della maggior parte del popolo lucano per una forma di consenso tacito. Basta guardare all’unica occasione in cui il popolo lucano ha avuto modo di esprimersi su un tema così vicino ad autorizzare estrazioni petrolifere. Parliamo del referendum abrogativo del 2016 che chiedeva ai cittadini di esprimere la propria posizione sull’abrogazione della norma che ha consentito di prorogare le concessioni per l’estrazione degli idrocarburi sino all’esaurimento dei rispettivi giacimenti (in mare).
I cittadini lucani furono tra quelli che si presentarono alle elezioni in numero sufficiente per raggiungere il quorum ed il 96% di loro si esprimeva a favore dell’abrogazione di tale norma. Prima di rinnovare concessioni e siglare accordi con le multinazionali del petrolio, sarebbe forse opportuno tener conto della volontà della cittadinanza e dargli la possibilità di deliberare ed esprimere un giudizio dopo aver potuto osservare per trenta anni dove ci hanno portato le estrazioni e dove potranno portarci.
Continuare a siglare accordi che legano il futuro della Basilicata alla volatilità del prezzo del petrolio e alle oscillazioni del mercato finanziario è forse un azzardo che i lucani non vogliono correre, soprattutto in vista di un futuro in cui persino la “finanza sostenibile” scalzerà le tradizionali fonti di investimento. Difficile ritenersi soddisfatti per 1,05 euro ottenuto per ogni barile estratto. Valore inoltre riconosciuto solo quando la media ponderale dei prezzi rilevanti per il calcolo delle Royalties nell’anno di riferimento sia pari o superiore a 45 $/bbl. In caso contrario, il contributo per ciascun barile estratto verrà ricalcolato a ribasso. Insoddisfazione che come detto non deriva dalla base del valore accordato. Studi hanno dimostrato proprio come una delle cause della maledizione delle risorse che attanaglia paesi poco sviluppati ma ricchi di risorse naturali sia la dipendenza del proprio bilancio alla volatilità dei prezzi delle stesse risorse.
La Regione Basilicata non ha ancora reso noto il proprio piano strategico regionale di sviluppo sostenibile, sebbene il 28/12/2018 la Giunta regionale abbia deliberato l’accordo con il ministero dell’ambiente per attività di supporto in relazione all’attuazione delle strategie regionali di sviluppo sostenibile. La Regione Basilicata si era impegnata a definire un percorso di governance innovativo che permettesse di elaborare il documento di strategia regionale di sviluppo sostenibile e un focus sulle infrastrutture energetiche, oltre ad istituire una piattaforma Basgov 4.0 attraverso la quale gli attori sociali locali possano creare valore condiviso coinvolgendoli così nella stesura di tale piano strategico. Mentre diventa sempre più evidente l’effetto dei cambiamenti climatici sul pianeta, la necessità di attuare politiche utili alla mitigazione e all’adattamento dello stesso, la regione Basilicata è ancora ferma al palo. La piattaforma Basgov 4.0 di partecipazione di tutti gli attori sociali non sembra esistere. Bisogna fare in fretta, il cambiamento climatico non aspetta e la transizione energetica è uno dei pilastri per la mitigazione dello stesso e pare davvero difficile conciliare tutto ciò con le attività estrattive.
Sarebbe quindi forse il caso di iniziare a guardare al futuro e pianificarlo, in alcuni punti ben delineato dal PNRR. Bisognerebbe iniziare ad investire sulle reti, le comunità energetiche e sull’autoconsumo, chiudendo col passato. Soltanto così si potrebbe soddisfare la democratizzazione dell’energia, carattere implicito nella definizione di sostenibilità della stessa. Sarebbe necessario adottare politiche di salvaguardia del territorio e fare anche in modo che ciò venga riconosciuto anche economicamente. Sarebbe necessario coinvolgere tutti gli attori sociali del territorio.
Il territorio lucano è ricco di risorse naturali di valore nettamente superiore a quello petrolifero. La bassa antropizzazione che caratterizza la Regione garantisce che gli ecosistemi nel suo complesso siano praticamente intatti e conservati nel loro stato naturale. Le moderne teorie di economia delle risorse naturali evidenziano quanto i servizi ecosistemici abbiano un valore economico e sociale inestimabile, mettendo in risalto che territori caratterizzati da diffusi ecosistemi intatti debbano proteggere gli stessi e che vengano adottate politiche economiche che stimolino ciò, prevedendo incentivi fiscali e supporto finanziario agli enti territoriali e locali che attuano tutte le azioni utili alla conservazione e difesa degli ecosistemi. La tutela e la conservazione di un territorio come quello lucano dovrebbe essere la prerogativa dello Stato e di tutti in questo periodo storico e a tal proposito incentivi investimenti dovrebbero essere fatti verso questa direzione.
Tra i servizi ecosistemici più evidenti che il territorio lucano fornisce vi è evidentemente l’approvvigionamento idrico che garantisce il fabbisogno idrico anche delle regioni limitrofe.
È anche per questo che il tema Acquedotto Lucano non può essere ridotto solamente ad uno scontro di potere fra i partiti presenti in Consiglio Regionale, ma rappresenta una scelta decisiva per la governance di un servizio e di un bene comune decisivo per l’economia e l’ecosistema della Basilicata. Specialmente dopo l’aumento delle tariffe sul consumo dell’acqua pubblica che va a pesare sull’economia familiare lucana, malgrado le smentite e le tardive prese di posizione della Giunta Regionale che ha preferito mandare avanti i sindaci e restare in trincea.
Il passaggio sul tema idrico è decisivo e strettamente collegato a quello del petrolio e delle estrazioni. Il Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee (PiTESAI) – uno strumento di pianificazione generale delle attività minerarie sul territorio nazionale, volto ad individuare le aree dove sarà possibile svolgere o continuare a svolgere le attività di ricerca, prospezione e coltivazione degli idrocarburi in modo sostenibile – nel rapporto preliminare predisposto nell’ambito del processo di Valutazione ambientale strategica (VAS) di fine aprile 2021, identifica nelle coste marine lucane un patrimonio da tutelare e da liberare dal peso delle concessioni in virtù del contributo che già rende al Paese. Questo non è un risultato al quale si arriva senza battaglie. Speriamo che altrettanto rilevante venga considerata l’infrastruttura dei sistemi di distribuzione idrica della Basilicata come discriminante per riconoscere un’area idonea alla coltivazione degli idrocarburi, come riportato nelle osservazioni che la Regione ha presentato in fase di consultazione VAS del rapporto preliminare PiTESAI.
Il “Referendum trivelle” ha segnato un passo decisivo in questo senso, malgrado il clima politico e culturale contrario, ascrivibile a chi aveva impegni di governo in quella fase ed a chi li ha in questo momento. Chi era stato etichettato come “comitatino” o “no triv” aveva creduto in un tema che poi si è rivelato essere decisivo per il futuro: quello della transizione ecologica. E la vicenda di venerdì scorso del Golfo del Messico in fiamme per la perdita di un gasdotto rafforza questa posizione.
Qualcuno ha scritto che l’ecologia senza lotta di classe è giardinaggio. In Basilicata oltre all’assenza storica di un modello di sviluppo e di una dimensione sociale della giustizia, è venuta meno anche l’idea di ecologismo stesso. Ma non è possibile accontentarsi. La giustizia ambientale passa anche attraverso la giustizia sociale e viceversa. I conflitti ambientali sono più comuni e diffusi dove le popolazioni sono deboli. Ridurre le disuguaglianze sociali, garantire lo sviluppo sociale del territorio porterebbe anche a maggiore tutela e difesa ambientale del territorio. La tutela del nostro patrimonio ambientale, paesaggistico, culturale, sociale e industriale deve accomunare le nuove generazioni in una grande battaglia che metta al centro del proprio interesse il futuro della Basilicata.
Enrico Mattei durante la sua visita in Basilicata disse: “Ci siamo portati dietro la triste leggenda di un Sud palla di piombo al piede dell’Italia. Tutto questo non è vero. Dobbiamo smentirlo nel modo più deciso”. È questa la sfida della nostra generazione e non può più essere rimandata.
Marco Cuccarese, Raffaele La Regina
E’ possibile scaricare qui ilPaper in Pdf