Un capitalismo migliore è possibile? Il tema non interessa la politica

De Sarlo: Il liberismo è nemico dell’umanità e dell’ambiente e va politicamente e culturalmente isolato
Il market value
Tra le frasi celebri di Milton Friedman c’è: ‘I governi non imparano mai’ e poi “non c’è furia all’inferno che eguagli la rabbia di un burocrate disprezzato’ e ancora “le soluzioni governative a un problema sono solitamente cattiva quanto il problema”.
Potrei continuare in un florilegio di affermazioni che neanche il più becero dei populisti e qualunquisti potrà mai pronunciare. Eppure tutto il pensiero di questo signore ha avuto proprio sui governi e sulla politica una forte e nefasta influenza. Il più grande equivoco della storia sulla qualità di una persona e delle sue bizzarre teorie.
L’economia è una scienza sociale e come tale fallibile. Una volta veniva quasi con disprezzo definita una delle scienze ‘molli’.
Questo però non può e non deve significare che l’economia possa essere completamente esonerata dal rigore del metodo scientifico.
Questo non può e non deve voler dire che il pensiero della scuola di Chicago debba ritenersi un neo catechismo dogmatico e indiscutibile.
Questo non può e non deve poter dire che il liberismo e i neoliberisti (Alesina, Giavazzi, Monti, Cottarelli, e tanti loro seguaci) non debbano chiedere scusa all’intera collettività per le evidenti macerie che in Italia e in Europa il loro pensiero, purtroppo ascoltatissimo, specialmente nei politici e nel ceto intellettuale di sinistra, sigh! ha prodotto.
L’idea del mercato che tutto regola, che la ricchezza dalle mani di pochi percola in tutta la società e, per dirla sempre con Friedman, “gli affari hanno una e sola responsabilità sociale, quella di utilizzare le proprie risorse e svolgere attività destinate ad aumentare i profitti” alla prova dei fatti tutto ciò si è rivelato essere una sciocchezza mostruosa.
Il liberismo è nemico dell’umanità e dell’ambiente e va politicamente e culturalmente isolato.
Una delle conseguenze meno note del pensiero liberale si è avuto tra il 1980 e il 1990 nei principi contabili utilizzati dalle aziende.
C’è stato il passaggio tra i principi contabili dei dottori commercialisti italiani, Italian Gaap, e gli IAS (International Accounting Standard). Per fare un esempio gli immobili con gli Italian Gaap venivano valutati al valore storico di acquisto o di costruzione mentre negli IAS questi vengono valutati al valore di mercato.
Di la della giustezza o meno dei due sistemi, non è questo il punto, il passaggio ha comportato una modifica nei comportamenti del management. Da una visione di patrimonializzazione delle aziende e di sostenibilità di lungo periodo del business si è passati ad una visione di breve dove tutto l’utile va spremuto e reso agli azionisti. Per questo motivo le Banche e le assicurazioni che avevano nel tempo costruito un patrimonio immobiliare enorme, che serviva a stabilizzare i risultati in momenti bui, hanno venduto e, in alcuni casi, svenduto, il loro patrimonio.
Questa visione a breve periodo dal business si è trasferito alla politica e alla società.
Ma cari amici tutto ciò ci ha cacciati in una trappola senza via di uscita e tutta questa tiritera annuale sulla legge del bilancio ruba alla politica e alla società la visione di medio e lungo periodo che è l’unica che ci può portare alla certezza di lasciare qualcosa ai nostri figli.
Se non si recupera questa visione è inutile parlare di piano per il sud ed è inutile occuparsi ancora di politica visto che, spero di non essere il solo, non credo che il Paese possa salvarsi con decreto legge o con il ‘passare la nottata’ che è stata la costante di tutti gli ultimi governi e che lo sarà anche dei prossimi.
Ci sarebbe ancora molto da dire ma credo che siano già in pochi a essere arrivati a leggere fin qui, abituati come siamo alla sintesi dei social a cui posso solo consegnare alla rete un breve e flebile cinguettio: il Re Liberal-liberista è nudo e solo il regicidio potrà salvarci.