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Petrolio lucano. Storia di ordinaria follia?

26 aprile 2018 | 13:11
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Petrolio lucano. Storia di ordinaria follia?
Petrolio lucano. Storia di ordinaria follia?
Petrolio lucano. Storia di ordinaria follia?
Petrolio lucano. Storia di ordinaria follia?

La morte dell’ingegner Gianluca Griffa e i problemi di produzione dell’Eni in Basilicata

Verificare la produzione

Le problematiche delle acque avevano portato a programmare persino l’ispezione dell’oleodotto Monte Alpi – Taranto. Nel marzo 2013, mentre viene pubblicato lo studio che racconta che se non si acidificano i pozzi di Monte Alpi viene su più acqua che petrolio, il Responsabile interventi in linea Eni scrive cosa devono fare. Le operazioni di piggaggio, dice, consistono nell’inserimento di due pig di pulizia intervallati da 500 metri cubi di prodotto (quale?). All’arrivo un secondo pig con dischi di alluminio sarà lanciato per verificare la geometria della condotta. A quel punto se i dischi di alluminio sarebbero risultati danneggiati si sarebbe proceduto al lancio di un altro pig chiamato caliper, o al lancio del pig intelligente. E conferma che i tempi di lancio e arrivo sono stati considerati tenendo conto di una portata di 990 metri cubi l’ora, cosa su cui il Coordinatore operativo della raffineria non pare d’accordo. Afferma che normalmente nei 12 anni di esercizio dell’oleodotto i passaggi pig avvengono a una portata di 680 metri cubi l’ora e chiede “se si decide di far transitare i pig a 990 metri cubi l’ora, che qualcuno ci autorizzi a queste velocità”. Ancora il 4 giugno 2013 in una mail su “analisi acque drenaggio serbatoi Val D’Agri” relative al mese di maggio si afferma che tutti e tre i serbatoi, ma in particolare il T3002, raggiunge i picchi più elevati, 420.500 milligrammi litro (mg/l) di COD (foto 2, ndr), e i valori più bassi di ferro, 31mg/l. Ferro che va da 31 a 2.600 nel T3002. Da 166 a 1.711 nel T3001, da 352 a 3.643 nel T3005.

Storia di ordinaria follia lucana?

In questa storia sono diverse le stranezze. Si acidificavano i pozzi Monte Alpi e si era a conoscenza o no delle informazioni Hulliburton del 2004 che descrivevano come in forti formulazioni di acido cloridrico contenenti Fe3+, l’acido HFeCl4 formatosi poteva essere trasportato nel greggio, con la possibilità di formare sludge acido? Si sapeva o no da marzo 2013 che proprio a causa dello “sludge” dopo 70 giorni di flusso il diametro interno della condotta che da Monte Alpi 8 porta il greggio al COVA si restringeva del 65%? Lo sludge acido ha causato problemi a condotte e serbatoi? È possibile che solo Shell chieda conto a Eni dei quantitativi di acque di scarto prodotte come rifiuto da smaltire? Possiamo saperle? Intanto, e solo per fare un esempio, è inusuale o no rinvenire acque rossastre e oleose che escono da sottoterra e finiscono nel torrente Salandrella con proprio i livelli di ferro 2.740 volte oltre il limite per le acque sotterranee, manganese 328 volte oltre, alluminio 193, arsenico 32, piombo 7 volte, nichel 6 volte e mezzo, e poi cobalto oltre, e boro al limite, e ancora quantità di bario, vanadio, zinco e fenoli? È possibile che siano acque di strato smaltite illecitamente? Magari usando i pozzi presenti a monte? In fondo, in Basilicata, è già accaduto.

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