Trasporto ferroviario in Basilicata: disagi quotidiani ma non si comprendono i motivi

18 giugno 2017 | 20:06
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Trasporto ferroviario in Basilicata: disagi quotidiani ma non si comprendono i motivi

La parola “Contratto Di Servizio” (CDS) parrebbe indicare un argomento estremamente tecnico e specializzato, qualcosa insomma che sembra non avere niente a che fare (o comunque lontanissimo) dall’esperienza di chi si deve muovere in treno e con i mezzi pubblici tutti i giorni. Ma non è così. A molti pendolari, utenti occasionali e in generale alla maggior parte dei cittadini non sono forse chiari i meccanismi che regolano il trasporto ferroviario ed i mutamenti che sono avvenuti negli ultimi anni nell’ambito del trasporto pubblico locale: si vedono e si subiscono quotidianamente i disservizi ed i disagi ma risulta difficile capire genesi e motivazioni degli stessi, e ancora meno capire a chi possano essere imputate le responsabilità o gli eventuali meriti. Ma, se il treno che aspettavi alla stazione è in ritardo o addirittura stato soppresso, se il treno in cui sei è affollato eppure ci sono dei vagoni chiusi, oppure il treno non è abbastanza capiente rispetto all’utenza che lo utilizza, se continuano a non esserci treni che fermano alla stazione che ti è più vicina e quindi non puoi ricorrere al treno anche se lo faresti volentieri, se sceso dal treno l’autobus che dovevi prendere per tornare a casa è appena partito, se infine non ci sono treni nelle ore in cui ne avresti bisogno, tu e molte altre persone… questo, le cose precedenti, e molte altre, tutte quante hanno a che fare con il Contratto Di Servizio. E’ il Contratto di Servizio che determina modalità, qualità e quantità del trasporto ferroviario regionale, ed è la Regione che è responsabile del servizio regionale. Ecco dunque perché il Contratto di Servizio è così importante, in quanto non è un mero dettaglio tecnico, ma uno strumento basilare anche se non l’unico per determinare la qualità del servizio ferroviario nella nostra regione. L’attuale contratto Regione Basilicata-Trenitalia risale al 2009, aveva validità fino al 2014 ed è stato prorogato fino ad oggi. Essendo scaduto da tempo e non avendo la regione Basilicata optato per la scelta di mettere a gara il servizio per cercare possibili differenti operatori, ma avendo deciso di riaffidare a Trenitalia il servizio, sarà necessario redigerne un rinnovo. L’attuale CDS 2009-2014 è stato da più parti ritenuto un contratto che non ha adeguatamente tutelato il fruitore del servizio. Quindi, almeno dal punto di vista del destinatario ultimo ovvero l’utente, un pessimo contratto. Da dicembre 2015 ad oggi diverse tra regioni (come la Toscana) e provincie autonome (Trento e Bolzano) hanno rinnovato il Contratto di Servizio con Trenitalia. Tutti questi nuovi contratti appaiono essere innovativi rispetto al passato e per molti aspetti essere dei contratti attenti alle esigenze dell’utenza e rispondenti all’obiettivo di tutelare l’ente committente, che sono le Regioni e le provincie autonome, da una nostra analisi tali contratti risultano essere migliori di quanto non sia l’attuale CDS in proroga tra Regione Basilicata e Trenitalia. Ma se questo è accaduto, non è solo perché sono stati applicati regolamenti europei ed intervenuti altri provvedimenti normativi, ma anche perché vi è stata da parte dei soggetti pubblici volontà politica di dare risposte serie ai propri cittadini e agli utenti, e un apparato tecnico all’altezza della situazione. Confidiamo vivamente nella stessa volontà da parte delle Regione Basilicata. Utenti, cittadini, pendolari, operatori economici, ambientalisti e consumatori si aspettano dalla Regione Basilicata un’assunzione di responsabilità con un deciso cambio di rotta sul tema del trasporto ferroviario, ed un Contratto di Servizio finalmente rispondente alle esigenze delle utenze e del territorio. Pertanto chiediamo che la bozza del contratto sia sottoposta ad una valutazione da parte di associazioni e comitati di pendolari prima di una firma che vincolerà la Regione e i suoi cittadini per non meno di 6 anni se non addirittura 9.

I non pendolari di Basilicata