“Il geologo mediatore tra esigenze dell’ambiente e di sviluppo”

1 dicembre 2012 | 12:49
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“Il geologo mediatore tra esigenze dell’ambiente e di sviluppo”
“Il geologo mediatore tra esigenze dell’ambiente e di sviluppo”
“Il geologo mediatore tra esigenze dell’ambiente e di sviluppo”

“Possiamo mettere a disposizione esperienze per giungere a soluzioni e contributi utili ai cittadini e all’ambiente”

Secondo giorno del congresso dei Geologi di Basilicata sui temi della “Ricerca, Sviluppo ed Utilizzo delle Fonti Fossili: il ruolo del Geologo”.
Il presidente dell’Ordine, Raffaele Nardone ha affidato al suo diswcorso di apertura lavori, enella giornata di venerdì 30 novembre, il senso stesso del congresso e la mission che lo ha ispirato, ribadendo come la ricerca petrolifera, oltre ad essere uno dei traini dell’economica, generi spesso conflitti. “Il Geologo, – ha detto Nardone – può e deve diventare un mediatore tra le esigenze dell’ambiente e quelle dello sviluppo economico dei territori.”
Sul palco, dopo il suo discorso, si sono susseguiti alcuni rappresentanti del mondo scientifico e professionale, concordi nel dare merito all’Ordine dei Geologi di Basilicata di aver scelto un argomento non facile da trattare che apre un dibattito acceso e necessario. “Ritengo che questo sia un congresso davvero importante – ha detto Vittorio d’Oriano, presidente del Centro Studi Consiglio Nazionale Geologi – il primo così strutturato a livello nazionale nell’ultimo decennio. Organizzato in una terra che ha motivi per ospitarlo ma che non è così scontato dovesse farlo. Grazie anche ai nomi dei relatori chiamati ad intervenire, credo che avrà un seguito notevole nell’ambito culturale intorno a questa materia.”
Per il Presidente del Congresso dell’Ordine Nazionale dei Geologi, Gian Vito Graziano, la comunità scientifica e geologica ha saputo, anche in quest’occasione, lanciare e portare avanti un dibattito, riuscendo a parlare al paese con proposte sulla difesa del suolo, sulle energie e sulla sostenibilità ambientale. “Io credo che i Geologi svolgano oggi – ha detto Graziano – un ruolo di grande sussidiarietà nei confronti del sistema paese. E’ una categoria professionale che riesce a fare proposte concrete per il benessere di tutti, e non solo della professione.”
Tra gli altri interventi, il saluto del direttore del Parco dell’Appennino Lucano, Vincenzo Fogliano, che ha sottolineato come il confronto costante e costruttivo con le compagnie petrolifere sia fondamentale per costruire assieme percorsi legislativi ed autorizzativi che tengano conto dell’impatto delle estrazioni su un territorio così ricco di biodiversità. A seguire Vincenzo Lapenna, direttore del Cnr di Basilicata, che vede come sfida lucana e nazionale l’uso di strategie di lungo termine, di un “pensiero lungo”, nell’utilizzo delle fonti fossili. 
Nel corso della prima sessione è stato analizzato lo stato dell’arte della ricerca di idrocarburi in Basilicata e in altre Regioni d’Italia, mettendo a confronto le diverse esperienze con particolare riferimento alla Regione Sicilia che, al pari della Basilicata, rappresenta un luogo di grande interesse dal punto di vista petrolifero e gas anche con estrazioni off-shore.
Giacomo Prosser, dell’Università degli Studi della Basilicata, ha introdotto la struttura geologica dell’Appennino meridionale; Attilio Sulli, dell’Università di Palermo, ha parlato del contributo dell’esplorazione petrolifera in Sicilia nella produzione di nuovi modelli geologici; Etta Patacca e Paolo Scandone, dell’Università degli Studi di Pisa, hanno illustrato il contributo dell’esplorazione petrolifera alla conoscenza geologica della Basilicata.
E proprio Scandone, nella sua relazione, ha dichiarato che “senza i risultati dell’esplorazione petrolifera, non avremmo capito granchè della struttura profonda dell’Appennino, contribuendo in maniera sostanziale ad affrontare le problematiche legate al rischio sismico.
Nel pomeriggio, affrontati i temi dell’esplorazione geologica del sottosuolo, della modellazione dei sistemi petroliferi e di gas naturali, e le problematiche inerenti alla sismicità indotta dalla re-immissione di fluidi nel sottosuolo.

“Oggi i Geologi di Basilicata hanno dato una prova di disponibilità al paese – ha concluso Nardone – non solo alla Basilicata ma all’intero paese, perchè hanno messo a confronto esperienze che possono portare a soluzioni e contributi per accrescere la cultura geologica nel territorio.”